SPAZIO / LIMITE

SPAZIO

STEVEN HOLL, PARALLAX, New York 2000

All'interno del testo Parallax di Steven Holl vengono affrontati molti temi e concetti inerenti l'architettura. L'intera opera si pone come obiettivo la comprensione delle relazioni che si instaurano tra i diversi elementi architettonici; Tra i vari concetti espressi e analizzati all'interno del testo compare anche l'idea di spazio.
Il concetto di spazio può essere considerato il filo conduttore dell'intera opera: esso viene analizzato ed esplorato secondo varie accezioni e vengono analizzate le relazioni che esso instaura con altri concetti sempre inerenti all'ambito architettonico.
In primo luogo lo spazio viene relazionato al tema della percezione. Il soggetto attraverso la percezione comprende uno spazio e riesce ad evocare una sua immagine idealizzata nella memoria; questa percezione però è resa possibile solo tramite l'esperienza. Lo spazio acquisisce una forma ed un'identità nel momento in cui il soggetto ha un'esperienza all'interno di esso: il soggetto infatti, muovendosi e vivendo all'interno di uno spazio, realizza nuove esperienze che lo portano ad avere delle percezioni,soggettive, relative a quello specifico spazio. Il movimento però non risulta essere l'anello di giunzione solo tra il concetto di spazio e quello di percezione, ma relaziona lo spazio anche con l'architettura.
Gli spazi architettonici possono essere compresi nella loro totalità solo nel momento in cui il soggetto li attraversa ed ha delle esperienze al suo interno. Per Holl infatti un'architettura non può essere analizzata solo attraverso le immagini che si vedono sulle riviste: per essere percepita e compresa fino in fondo deve essere vissuta e attraversata; il soggetto deve quindi muoversi intorno e dentro di essa. Lo spazio quindi può essere misurato attraverso i movimenti che il soggetto compie al suo interno. Il corpo, ovvero il soggetto, assume per Holl un ruolo determinante nella costituzione di uno spazio in quanto, attraverso il suo movimento, riesce a comprenderne la sua vera misura.
Grazie al movimento del soggetto all'interno dello spazio si ottengono prospettive sempre diverse che, legate alle diverse combinazioni di luce ed ai vari cambiamenti della parallasse, comportano la formazione di differenti percezioni del medesimo spazio, aprendo così nuovi orizzonti. “La nostra facoltà di giudizio è incompleta senza l'esperienza dell'attraversamento degli spazi.” (pag. 9,13,19)
Lo spazio viene definito da Holl come “il mezzo essenziale dell'architettura”: L'architettura viene considerata tale ed è possibile solo nel momento in cui viene collocata in uno spazio. Lo spazio si compone attraverso una serie di elementi: il vuoto è un particolare tipo di spazio, tutto ciò che sta intorno ad un'architettura è spazio, il paesaggio è uno spazio, l'architettura stessa è uno spazio.
La parallasse indica il cambiamento delle disposizioni delle varie superfici di uno spazio: cambiando le posizioni si modifica anche il punto di vista dell'osservatore e quindi la sua percezione dello spazio. (pag. 13)
Uno spazio architettonico si costituisce attraverso la sovrapposizione di differenti piani: primo piano, piano intermedio e sfondo. Lo spazio viene visto come un elemento complesso in continua evoluzione e si costituisce tramite una serie di elementi che si intrecciano tra di loro: luce, colore, dettaglio, geometria e materiale; la combinazione di questi elementi permette la creazione di infiniti spazi con differenti caratteristiche, che li rendono unici e irripetibili. (pag. 27)
Lo spazio per Holl si lega inevitabilmente anche al tempo, in quanto la sua percezione avviene in determinato periodo temporale e con una specifica durata: si può parlare quindi di una durata percepita di uno spazio. “Dato che il soggetto occupa un tempo particolare, lo spazio è quindi collegato ad una durata percepita.” (pag. 9)
Il soggetto infatti, non raggiunge la consapevolezza di uno spazio unicamente attraverso il movimento che compie al suo interno, bensì lo percepisce anche grazie al tempo e alle sequenze temporali; con il passare del tempo si modificano le condizioni dello spazio (si pensi a come varia la quantità della luce nel corso di una giornata) e quindi cambia inevitabilmente anche la sua percezione. (pag 9, 13, 19)
Lo spazio poi si lega al concetto di luce in quanto attraverso la luce noi riusciamo ad avere una percezione particolare dello spazio; attraverso le combinazioni differenti delle luci si hanno differenti percezioni del medesimo spazio. Di notte, con l'assenza di luce, lo spazio e la sua percezione si dissolvono e riassumono una forma ed una consistenza nel momento in cui la luce torna ad essere presente. La luce inoltre definisce i contorni di un elemento e definisce quindi anche gli spazi. Holl, nella sua opera, si sofferma soprattutto sugli spazi urbani e sul loro rapporto con la luce: essa da consistenza allo spazio, ne delinea le forme e crea differenti percezioni a seconda della luce presente. “Di notte lo spazio si dissolve davanti ai nostri occhi, per poi riassumere nuova forma in pochi secondi.” (pag. 10)
La presenza/assenza della luce porta alla formazione e dissoluzione degli spazi in quanto la luce permette la comprensione delle forme e quindi successivamente anche degli spazi. (pag. 47)
Gli spazi urbani si definiscono tramite la somma di tre elementi: movimento del soggetto all'interno dello spazio, parallasse (spostamenti dei piani) e luce; l'intreccio di questi tre elementi permette la costruzione dell'esperienza e della successiva percezione di un determinato spazio urbano. Le combinazioni possibili tra questi tre elementi sono varie e molteplici: quindi anche la percezione di uno spazio urbano non è univoca ma lo stesso spazio urbano può essere percepito in maniera differente.
Holl sottolinea l'importanza della percezione: per lui infatti non sono le dimensioni delle cose a creare uno spazio, ma esso è una qualità connessa alla percezione: solo attraverso quest'ultima noi creiamo uno spazio”Lo spazio è la qualità strettamente connessa alla percezione.” (pag.14-15)
Compito dell'architetto è la realizzazione di spazi urbani sempre nuovi che cerchino di opporsi all'urbanizzazione incontrollata. (pag.137)
Lo spazio, come accennato in precedenza, si lega alla materia con la quale si costituisce; a seconda del materiale che viene utilizzato all'interno di uno spazio, il soggetto in movimento vivrà un'esperienza particolare dello spazio in questione e quindi avrà anche una sua particolare percezione. (pag.29-44)
L'autore poi associa lo spazio al colore, e conia il concetto di spazio cromatico; il colore, insieme ad altri elementi permette di avere delle particolari percezioni dello spazio. Nel libro viene analizzato come il concetto di spazio cromatico sia stato coniato nel 1991 e utilizzato come concetto base nella realizzazione degli uffici D.E. Shaw; all'interno di questi uffici non è visibile la fonte dei colori: le luci presenti risultano essere dei riflessi della luce diurna e delle luci fluorescenti applicate. La combinazione di luce, colori e materiali porosi permette la creazione di uno spazio intermedio tra lo spazio esterno e quello interno: lo spazio cromatico.(pag.57-65)
Lo spazio inoltre viene differenziato secondo due accezioni: spazio autonomo e spazio interattivo: con il termine spazio autonomo Holl intende lo spazio articolato in stanze, ovvero gli ambienti di un edificio che si relazionano principalmente con loro stessi; con il termine spazio interattivo invece definisce i muri, quegli elementi che separano e riordinano gli ambienti, dando dinamicità allo spazio. Si vieni quindi a creare quello che Holl definisce spazio a cerniera: quello spazio che muta a seconda delle necessità e delle situazioni che intercorrono; è uno spazio ibrido, in continua mutazione.(pag.95-101)
Holl, nel trattare lo spazio, pone infine un'ulteriore relazione; lo spazio non si lega semplicemente alla percezione, ma assume dei rapporti anche con la nostra immaginazione: l'immaginazione umana permette infatti di creare degli spazi che non sono realmente attraversabili e visibili, ma che esistono solo come idea virtuale. Questi spazi sono legati comunque a degli spazi reali, che vengono successivamente alterati e modificati con la nostra immaginazione. (pag.10)

Antonella Maraio








SPAZIO
KEVIN LYNCH,  “L'immagine della città”

Cristina Monesi 781606

    Il libro “L'immagine della città”, può essere considerato il più famoso libro pubblicato dall'urbanista Kevin Lynch nel 1960. Tramite l'analisi di tre diverse città degli Stati Uniti (Boston, Jersey City e Los Angeles), Lynch dimostra che le persone percepiscono lo spazio urbano attraverso schemi mentali comuni. La lettura della città suggerita consente di fare emergere alcuni punti di riferimento che possono valere per tutti, ovvero delle mappe mentali fondate su cinque concetti: i percorsi (canali lungo i quali l'osservatore si muove), i margini (confini o interruzioni tra diverse fasi), i quartieri (zone della città riconoscibili perché dotate di una caratteristica individuante), i nodi (luoghi strategici o concentrazioni fisiche della città) e i riferimenti (elementi puntiformi singolari che rispetto al contesto sono unici e memorabili). La città è definita come un'arte temporale, ovvero una costruzione nello spazio percepibile nel tempo.

La città è una costruzione nello spazio percepibile dai cittadini in maniera frammentaria come un aggregato di stimoli e come una successione continua di fasi. I cinque concetti trattati da Lynch sono percepiti dagli abitanti della città attraverso la leggibilità dello spazio urbano, cioè la facilità con cui le parti possono venire identificate ed essere organizzate in un sistema coerente. Uno spazio ordinato consente un movimento veloce ed agevole: esso può funzionare come un ampio sistema di riferimento e può organizzare le attività delle persone consentendo la formazione di un'immagine ambientale chiara di quello che sta intorno. L'immagine dello spazio urbano può essere suddivisa in tre diverse componenti: struttura, identità e significato. Perché questa immagine possa risultare utile all'orientamento spaziale, essa deve essere dotata di alcune qualità che permettano all'individuo di continuare ad investigare la realtà. L'osservatore attraverso la figurabilità attribuisce ad un oggetto fisico la possibilità di evocare una immagine vigorosa dello spazio che lo circonda: lo spazio individuato si presenterebbe come un sistema di parti distinte interconnesse. Lynch successivamente analizza le tre diverse città americane mettendo in luce il significato di spazio e ampiezza di veduta; lo spazio assume importanza e le sue caratteristiche si imprimono nella memoria dell'osservatore tanto da essere spesso citate con cura e compiacimento. L'immagine pubblica della città è la sovrapposizione di molte immagini individuali e sono necessarie perché un individuo possa agire con successo nello spazio urbano in cui vive. I cinque concetti elaborati da Lynch non esistono isolatamente nello spazio: essi si compenetrano e sovrappongono l'uno con l'altro. I percorsi sono dotati di qualità spaziali capaci di rafforzare la loro immagine: strade di grandi dimensioni o molto anguste attirano l'attenzione dell'osservatore, mentre diviene difficoltoso sentire una continuità quando viene a mancare la loro progressione spaziale. La modulazione di un percorso consente di valutare la propria posizione nello spazio urbano in rapporto al suo intero sviluppo e ne danno sia il senso di direzione che la valutazione delle distanze. I margini sono generalmente i confini tra due aree spaziali diverse e tendono a frammentare lo spazio urbano. I quartieri sono aree urbane ampie che possiedono una caratteristica generale che ne permette il riconoscimento, come ad esempio un' unicità tematica spaziale in contrasto con il resto della città. Essi possono essere introversi, ovvero rivolti in se stessi con scarsi riferimenti alla città circostante, oppure possono essere estroversi, cioè connessi con gli elementi adiacenti. I nodi, le congiunzioni tra i percorsi o la concentrazione di alcune caratteristiche, sono elementi dove il cittadino è costretto a prendere delle decisioni e possono essere dotati di una certa estensione spaziale: essi divengono memorabili quando lo spazio assume una forma fisica. I riferimenti, infine, sono elementi che possono variare di scala e devono essere caratterizzati dalla loro singolarità rispetto al contesto spaziale: essi sono scelti come più significativi se contrastano con lo sfondo del paesaggio. Una serie di riferimenti collocati nello spazio aiutano l'osservatore nello spostamento all'interno della città donando un senso di sicurezza nel raggiungimento del proprio obiettivo. Tutti questi elementi operano unitariamente nella creazione di una forma dell'insieme dello spazio cittadino: l'osservatore percepisce il complesso come una sovrapposizione di livelli proporzionati alla scala dell'area considerata e alcune qualità ne garantiranno la leggibilità. L'immagine che si crea può differire a seconda del punto nello spazio da cui viene osservata, nasce così un concetto di astrazione dell'immagine che possa farla valere in qualsiasi contesto. Gli elementi analizzati sono necessari al progettista per la costruzione di un disegno omogeneo della città e per ordinare l'insieme: essi devono conferire una continuità e una gerarchia allo spazio e rafforzarne l'immagine attraverso una concentrazione di associazioni. L'immagine urbana che nasce da tutto ciò è il risultato di un processo tra osservatore e cosa osservata: un' immagine chiara e comprensiva dello spazio attraverso una nuova scala è fondamentale per lo sviluppo di forti simboli necessari per la nascita di città come fonte di godimento quotidiano dei cittadini.





SPAZIO
STEVEN HOLL,  “Parallax, architettura e percezione”

Cristina Monesi 781606

    Il titolo “Parallax” deriva dal termine "parallasse", un termine di solito riferito all'astronomia: il cambiamento della disposizione delle superfici che definiscono lo spazio come risultato del cambiamento della posizione dell'osservatore, si modifica tramite lo spostamento dalla dimensione orizzontale a quella verticale e obliqua moltiplicando di conseguenza le esperienze. Secondo Holl esiste una relazione tra l'oggetto (lo spazio architettonico), e il soggetto (lo spettatore): nasce così una architettura dinamica che porta a una nuova percezione dello spazio attraverso la durata. L'architettura non può esistere senza un osservatore che la percorra: il punto di vista cambia in continuazione modificando così anche la percezione dell'architettura stessa.
 
Lo spazio, secondo Holl, è il mezzo essenziale dell'architettura perché è più cose nello stesso momento: vuoto, intorno e paesaggio. L'architettura è formata da uno spazio esterno e uno spazio interno che sono sempre corrispondenti alle percezioni di chi lo attraversa: il movimento del corpo è l'elemento di connessione tra architettura e utente. Lo spazio è visto come un fenomeno inafferrabile intrinseco nell'architettura che si riferisce alla massima densità e alla qualità di esecuzione e proporzione: l'esperienza della percezione diviene completa solo attraverso il giudizio. Con la percezione viene a formarsi un rapporto tra corpo e movimento che comprende anche il paesaggio e la luce: solo il corpo che attraversa lo spazio può unire i concetti di spazio, occhio e mente. Il corpo è la vera misura dello spazio sovrapposto, cioè del kiasma: la geometria si piega su se stessa creando spazi composti. L'architettura, come il cinema, possiede qualità di assoluto coinvolgimento e si manifesta nella percezione: essa è un collegamento complesso tra tempo, luce materiale e dettaglio (tutto cinematografico). L'architettura diventa catalizzatore del cambiamento dando forma alle esperienze quotidiane e innescando le trasformazioni verso forme ibride e piegate: l'energia creativa dell'architettura combatte l'entropia dello spazio urbano. La luce assume per Holl un forte significato: come materia risulta invisibile ma all'interno di un volume architettonico va a creare uno spazio onirico. Attraverso la creazione di modelli fisici, Holl studia il fenomeno della partitura della luce, ovvero dei trucchi spaziali per fare piegare la luce e farla diventare parte dell'architettura (materiale costruttivo). La luce diviene una ulteriore esperienza (fenomeno dei colori complementari, mistero e lunghezza d'onda) all'interno dello spazio cromatico. L'architettura diviene porosa, e come una spugna "assorbe" la luce portandola al suo interno. Il concept iniziale  di un'architettura (limited concept) non è detto che cominci nell'architettura: essa può essere ispirata da qualsiasi arte e le diverse combinazioni dovrebbero connettersi all'infinito dando origine ad uno spazio ispirato. L'architettura contemporanea è un ibrido che sfida lo spazio generico: essa è sia dinamicità che interattività. La durata è la misura esperienziale di tempo (concetto provvisorio) e spazio dell'architettura (concetto che travalica il provvisorio): il corpo percepisce lo spazio muovendosi attraverso il tempo. Holl parla del concetto di indeterminatezza programmatica: l'edificio moderno accoglie più funzioni che rompono la monofunzionalità degli spazi urbani ma senza cadere nel pericolo di creare una architettura che chiama il disordine. La programmazione correlazionale viene così a contemplare combinazioni diverse (relazioni primarie e complesse) che ci porta a pensare e ad occupare lo spazio in modi nuovi con diverse combinazioni. Lo spazio a cerniera si distingue dallo spazio autonomo perchè da vita ad uno spazio interattivo con l'ausilio di mura partecipate: esso diventa ibrido e dinamico (gli spazi si aprono e si chiudono). Il decostruttivismo è per Holl un dinamismo vero e proprio realizzato attraverso degli elementi mobili. La composizione architettonica degli spazi da vita ad una architettura fenomenica e dinamica che ha bisogno sia della pesantezza (pietra) che della leggerezza (piuma): il risultato è una sequenza di prospettive mutevoli che caricano gli spazi di maggior significato. Lo spettatore e lo spazio architettonico non sono la stessa cosa: la porosità,che può essere orizzontale, verticale, diagonale e globale si pone come elemento intermedio. Il risultato finale è il concepimento che gli attuali metodi di pianificazione urbana sono riduttivi: la priorità deve diventare la costruzione di nuovi tipi e spazi urbani combattendo contro l'espansione incontrollata (sprawl). L'architettura per Holl diventa un motivo di eccitazione spaziale, di scoperta e di nuove emozioni.






LIMITE
Sergio Crotti, Figure architettoniche: soglia, Ed. Unicopli, prima edizione giugno 2000.
Filippo Andreoli 781500

Questo testo analizza il concetto della “soglia” in maniera trasversale, attraversando molteplici campi del sapere.
L’architettura della soglia traduce il concetto di limite inteso come demarcazione tra lo spazio incluso e lo spazio escluso, tra luoghi abitati e lande inabitate.” [p.17], quello che normalmente si definisce come il confine della città, che è anche un limite.
I rilievi orografici, le depressioni terrestri o il corso dei fiumi” [p.25] sono limiti naturali che dividono regioni confinanti, ma nello stesso tempo riuniscono i bordi dando una lettura univoca del topos.
Il solco tracciato nel suolo, il segno disposto sul terreno […] determinano punti, linee, superfici che insieme congiungono e dividono: ogni volta soglie, ovvero tramiti, passaggi, demarcazioni individuati sia nella realtà sia nell’apparenza virtuale”. [p.10]
Sostanzialmente la parola “soglia” si trova contenuta fra la parola “limite”, limen in latino, e la parola “terreno”, solum in latino. La parola “limite” è forse più astratta, mentre il terreno richiama ad aspetti più concreti. La parola “limite” nella sua astrattezza consente però, per esempio all’osservatore di un paesaggio, di spaziare con la mente sia in chiave temporale valutando evoluzioni, degrado, abbandono, sia in chiave spaziale in prospettiva di un possibile coinvolgimento in un progetto architettonico.



SPAZIO 
SERGIO CROTTI,  “Figure architettoniche: soglia”
Cristina Monesi 781606
La soglia, secondo Crotti, è l’espressione emblematica del limite, ovvero l’intervallo che si trova tra due fronti opposti senza mai coincidere con uno di essi. Essa è identificabile come contorno della forma tra sfondo e figura ed “è (…) un tramite concettuale dell’ingresso e dell’uscita, sipario tra il giorno e la notte, nesso intercorrente tra il cognito e l’incognito.
Legata al concetto di spazio, la soglia attraverso la sua dinamicità e alla sua instabilità produce delle modificazioni metropolitane in cui vengono a mancare gradualmente le delimitazioni geografiche, sociali e funzionali. Nelle “discipline dello spazio” e all’interno dell’architettura urbana i limiti spazio-temporali impressi dai mutamenti di ogni giorno definiscono nuove soglie: la soglia si trasforma in un tramite tra naturalità e artificialità. La soglia diventa così sia un riferimento, che un dispositivo tra decifrabilità ed indecifrabilità dello spazio.
Crotti associa al termine soglia il concetto del muro, ovvero un “limite a due facce nell’opera architettonica originaria”. Il muro si colloca nello spazio come “luogo inatteso ma abitabile” che nella sua estensione spaziale dimostra una separazione dei luoghi. Legato al concetto di spazio, il limite è inteso come segno di demarcazione tra lo spazio inclusivo e quello esclusivo, oppure tra luoghi abitati e lande inabitate finendo in alcuni casi a coincidere con il concetto stesso di soglia. La soglia diviene un intervallo tra porte divenendo una successione continua di spazi in adesione al concetto dinamico di spazio stesso. Le nuove configurazioni che ne scaturiscono impegnano l’architettura spaziale ad interpretare le relazioni con il contesto creando un “luogo dell’assenza”, in cui la soglia incontra e divide gli spazi. Il “dispositivo di soglia”, così com’è definito dallo stesso Crotti, si manifesta anche in situazioni tendenzialmente omogenee, indicando luoghi in cui è massima la concentrazione strutturale rispetto allo spazio circostante. 
Crotti studia il passaggio dall’unitario al frammentario in cui sopraggiunge una condizione di smarrimento in cui l’uomo perde la comprensione della natura. La soglia, superando le partizioni geografiche dello spazio, identifica i propri instabili confini attraverso l’accumulazione di potenziali che vanno a ridisegnare la mappa dell’insediamento umano in maniera diretta ed indiretta: il continuo susseguirsi di queste presenze e assenze costruite vanno ad imprimere la continua trasformazione dello spazio abitato. Secondo Crotti, il contrappunto tra natura ed artificio va a riconquistare i luoghi liberati dall’architettura ridiventando spazio libero verso una spettacolare emancipazione dello spazio stesso.
La soglia è la distinzione tra spazio chiuso (interno) e spazio aperto (esterno) e si oppone all’attraversamento dello spazio indifferenziato ed indecifrabile. 
Crotti identifica la soglia come “quinta dimensione dello spazio”, ovvero la dimensione della memoria: la soglia si muove verso intelligenze individuali e sociali di spazio diverse, incentivate dalle mutate tecniche di comunicazione. La memoria è in grado anche di anticipare un “possibile” attraverso un’ interrelazione multipla, cioè il tentativo di comunicare nello stesso istante ragioni ed esiti.



LIMITE



SERGIO CROTTI, “FIGURE ARCHITETTONICHE: SOGLIA.”, UNICOPLI 2000
PAROLE CHIAVE CORRELATE: RECINTO, INTERVALLO, LINEA, TRAMITE, LUOGO INESTESO, CONTORNO
Claudia Manenti



“Figura limitare, spazio della transizione, luogo di discrimine”, queste sono le prime parole che introducono al concetto di soglia. Figura limitare, figura al limite, descritta anche come recinto, intervallo, linea, la soglia è “contorno della forma tra sfondo e figura, ma anche tra soggetto e insieme di oggetti, costituenti il mondo fisico”. Il termine “soglia” viene analizzato nell’etimologia latina, in cui “solea” viene descritta attraverso due differenti termini identificati nel limen, legato alla proiezione astratta, e nel solum, nel terreno quindi, concreto e fisico. Ma il terreno circoscrive solamente ad una minima parte del complesso significato di “soglia”. Essa è dinamica, instabile, “è tramite concettuale dell’ingresso e dell’uscita, sipario tra il giorno e la notte, nesso intercorrente tra il cognito e l’incognito”.


pp.7-10


La maggiore amplificazione significativa della soglia “si dilata a indicare la regio extensa che riassume i nessi intercorrenti con gli esterni limiti”. La regione infatti “presenta natura ambigua e mutevole che ogni volta si delinea attraverso l’intrinseca dialettica tra parti incluse ed escluse dall’ambito inscritto e simultaneamente circoscritto”. Tale condizione di instabilità della soglia e la sua dinamizzazione di fatto  “giungono a produrre quelle radicali modificazioni metropolitane in cui rapidamente si affievoliscono le delimitazioni geografiche, sociali, funzionali”, manifestando una continua dialettica tra continuo e discontinuo.


pp.11-13


Nell’ambito dell’architettura e dell’urbanistica, contraddistinta dalla complessa problematica dei “sistemi dinamici”, caratterizzati da interne soglie catastrofiche, si affermano le esigenze di “una strategia unitaria, nella prospettiva di una morfologia strutturale”. I limiti spazio-temporali e l’eterodirezione dei comportamenti sociali definiscono infatti continuamente nuove soglie tra diversi livelli; in senso più ampio “la soglia ancestrale della comunicazione tra corpo e anima si trasforma nel discusso tramite tra organismo e ambiente”. Limiti mutevoli, quindi, vengono continuamente creati e superati nella complessità dei comportamenti sociali, “moltiplicando le soglie di comprensione, trasmissione e acquisizione” dei diversi valori.


p.14


“Decretando stati diversi dei luoghi, delle produzioni, la soglia riceve una sanzione identificando la linea saliente della porta (…). Associata al muro, limite a due facce nell’opera architettonica originaria, dimostra una distanza, una separazione, un’esplosione”. Nel suo significato più classico la soglia rappresenta un “luogo inesteso ma abitabile” . Essa identifica uno spazio inteso come linea di confine, un confine attraversabile di connessione tra due spazi. Scrive Crotti: “L’architettura della soglia traduce il concetto di limite nel segno di demarcazione tra lo spazio incluso e lo spazio escluso, tra luoghi abitati e lande inabitate, tra natura naturata e natura naturalis”. Lo spazio della soglia si profila quindi come un “medium” attraverso interferenze, delimitazioni e discriminazioni. Questo implica un enunciato a tesi: “ovvero che la soglia assuma dapprima una configurazione coincidente con il concetto di limite, proprio della solea; che in seguito appaia intervallo tra porte, dotandosi di una estensione connaturata ad un dispositivo separatore; che divenga infine sequenza, aderente alla concezione dinamica dello spazio”.


pp.16-17


“Il principio del limite, misurato da intervalli disposti in successione, si estende agli spazi architettonici sovrapposti in sequenze verticali” , come si osserva  negli assetti insediativi diffusi, o nella sovra strutturazione dei suoli artificiali ripetuti in altezza verso una “sommità”. Esempi di tale concetto si osservano dai gradi delle ascensioni rituali dello ziqqurat alla turris Babel. Lo stesso concetto vale quando i rilievi orografici, le depressioni terrestri o il corso dei fiumi dividono regioni confinanti: “Se ciò che divide unisce, la soglia è insieme separazione e ricongiungimento, ricevendo riconoscibilità dal discontinuo. Si connettono parti di natura interrotte, come avviene nei corsi d’acqua scavalcati dai ponti, o nelle cinte murarie attraversate da porte”. Si può parlare in tal caso del superamento di un limite.


p.23


“Privata degli attributi che la costituivano tramite e passaggio, la soglia resta oggi ragione distintiva tra interno ed esterno, tra regione ristretta e d estensione ampia, tra luogo chiuso e spazio aperto (…). Nell’abitato complesso, la soglia si oppone all’attraversamento di uno spazio indifferenziato, diffuso e indecifrabile, interponendo intorni e addensamenti riconoscibili a scale di relazione caratteristiche e interferenti.” In questo senso si postula un’analogia tra soglia e contorno, ossia, secondo il vocabolario Treccani “linea o insieme di linee che limitano e circoscrivono un’entità”.


p.34